Quando gli archivi sorprendono. Avremmo potuto intitolarlo così questo breve articolo, dove si racconta di un Palio straordinario vinto dalla nostra Contrada, del quale fino a pochi anni fa non si sapeva nemmeno che era stato corso. Sennonché dall’archivio della Nobile Conversazione del Casino (ossia il Casin dei Nobili, come siamo abituati a chiamarlo, che era stato fondato nel 1657 da ventiquattro nobiluomini della città allo scopo di organizzare serate, balli e riunioni per la classe aristocratica) non è spuntata fuori la fugace verbalizzazione di una riunione del consiglio dell’istituzione tenutasi il 12 maggio 1665. Quel giorno il governatore, cav. Antonio Landucci, propose ai dodici presenti, come “cosa conveniente”, “il fare qualche dimostratione d’allegrezza ò festa ad honore dell’Ill.mo et Ecc.mo Sig. D. Mario Chigi”, che di lì a poco sarebbe rientrato a Siena per una breve visita. Mario Chigi (1594-1669) era il fratello maggiore del pontefice in carica Alessandro VII (al secolo Fabio Chigi), nonché padre del cardinale Flavio, che nel 1656 lo aveva nominato a capo delle guardie papali. Una personalità, quindi, che ormai da diversi anni dimorava a Roma, ma mai aveva perduto le sue radici con la città natia, tanto da meritarsi un’adeguata accoglienza. La proposta del governatore Landucci fu subito accolta da Achille Sergardi, che a sua volta suggerì di nominare due consiglieri incaricati di decidere quale “festa ò allegria” dovesse organizzare il Casin dei Nobili in onore dell’illustre concittadino e di occuparsi della raccolta del denaro necessario. Messa ai voti, la mozione vinse con undici sì e un solo no; e su quale “festa ò allegria” cadde la scelta dei due consiglieri eletti quel giorno, Benedetto Petrucci e Francesco Bichi, lo capiamo dall’ordine emanato dalla Biccherna il 30 maggio ai Comunelli delle Masse di “portar la terra nella pubblica piazza per il corso del Palio” organizzato in occasione della “venuta” in città di don Mario Chigi.
A questo punto le fonti archivistiche non aiutano a capire quando fu disputato il Palio straordinario, ma comunque prima del 6 giugno, giorno in cui la Nobile Conversazione del Casino registrò nel proprio libro delle entrate e delle uscite le spese sostenute per i premi e l’organizzazione della carriera, pari a 698 lire, 4 soldi e 10 denari. Esse comprendevano il drappellone da assegnare alla Contrada vittoriosa, la guantiera d’argento (di solito un vassoio, ma talora un piatto o una scatola molto elegante, cosiddetta perché veniva usata per deporvi i guanti) per la seconda arrivata, il ricevimento e tutte le spese accessorie. Alla luce di ciò, è verosimile che il Palio sia stato corso il 31 maggio 1665, cadendo di domenica. Vi parteciparono sicuramente il Leocorno, come risulta da una deliberazione della compagnia laicale di San Giovanni Battista in Pantaneto, l’Onda, Contrada di cui il Chigi era protettore, ma anche il Nicchio e il Bruco, poiché nel “Libro delle Deliberazioni” dell’Oca, che pure dovette correrlo, si leggono le seguenti, inequivocabili parole: “il Palio tocchò alla Contrada del Nicchio per essere la prima e il premio di una guantiera che i detti SS.ri havevan esposto per la seconda tocchò alla Contrada del Bruco”. A parte la curiosità del premio di consolazione al Bruco, arrivato secondo, che oggi ci sembra inconcepibile, il Palio straordinario del 1665 fu, dunque, vinto dal Nicchio. Nessun documento della Contrada o della compagnia laicale di Santo Stefano, che la ospitava in quegli anni, parla di questo successo, ma una conferma indiretta arriva dal verbale dell’assemblea nicchiaiola del 5 giugno 1667, dove si fa esplicito riferimento ai quattro Palii conquistati fino a quel momento; e se tre sono certi (2 luglio del 1658, 1660 e 1662) il quarto non può che essere, per l’appunto, lo straordinario del 1665.
Roberto Cresti
