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Nobile Contrada del Nicchio

7 agosto 1938: l’inaugurazione del museo

Fu un gran giorno quel 7 agosto 1938 per la Contrada, un giorno che i nicchiaioli attendevano ormai da tanti anni. Addirittura dal 19 luglio 1874, quando per la prima volta l’assemblea si era tenuta non in San Gaetano ma nelle “stanze della contrada”, con cui verosimilmente si indicavano l’attigua abitazione del custode e l’arsenale dove si conservavano i Palii vinti e gli altri beni di proprietà. Sicuramente da prima della Grande Guerra, quando Giuseppe Cialdani presentò il progetto di una sede più moderna e spaziosa, incontrando, peraltro, diverse perplessità. Alla fine, comunque, venne approvato perché con i nuovi locali il vecchio arsenale poteva essere dismesso e adattato “a quartiere per abitazioni”, dando alla Contrada “l’occasione di aumentare le rendite”. Era l’assemblea del 9 aprile 1914 e di lì a poco i pensieri si rivolsero inevitabilmente verso la drammatica realtà, lasciando quell’idea ben chiusa in un cassetto.

Della nuova sede se ne tornò a parlare nel 1922, quando fu nominato un “comitato volontario di contradaioli” per reperire fondi, ma fu nel 1926 che il progetto iniziò davvero a prendere forma. Prima Natale Marzocchi lasciò in eredità al Nicchio un magazzino a condizione che servisse a quello scopo, e poi fu acquistata una rimessa adiacente. Per l’inizio dei lavori, però, si dovette attendere il 1937, quando fu proposta una sottoscrizione popolare: coloro che potevano permettersi di versare 500 lire, e alla fine furono ben quarantatré, sarebbero stati premiati con la pittura dello “stemma gentilizio” sul soffitto della futura Sala delle Vittorie; chi avesse donato 100 lire avrebbe visto annotare il proprio nome in un albo d’oro. Come ricorda la lapide posta all’interno del museo, “questi locali dall’antico squallore redenti per tenace volontà del Priore Italo Giannini e di alcuni volonterosi a maggiore prestigio e decoro della Contrada furono inaugurati il 7 agosto 1938”, in occasione della Festa Titolare. Sotto si leggono i nominativi degli “oblatori principali”, tra cui spiccano il priore in carica Giannini e il suo predecessore Vittorio De Santi, il capitano in carica Carlo Bagnacci e il suo predecessore Guido Rocchi, ma anche Gualtiero Anichini, che dipinse L’ultima fase della battaglia di Montaperti, contornata dagli stemmi dei protettori, sul soffitto della Sala delle Vittorie, così detta perché alle pareti erano stati collocati i drappelloni vinti dal Nicchio all’interno di teche in legno.

 

Nel nostro archivio è conservato il sonetto offerto nell’occasione, firmato da Mons. Manfredo Tarchi, dove venne stampato anche il bozzetto ad acquerello dell’affresco di Anichini. Per la serata di sabato 6 agosto, il programma dei festeggiamenti fu quello consueto: alle ore 20 ricevimento della Signoria “secondo l’antico costume” con solenne Mattutino cantato in oratorio, alla presenza delle Contrade alleate Onda, Tartuca e Valdimontone, dalle 21 “Illuminazione del Rione con musica percorrente le Vie” e conclusione alle ore 24.

La domenica 7 agosto alle 9,30 i nuovi locali furono benedetti dal correttore don Roggini e poi alle ore 10 inaugurati alla presenza delle Autorità cittadine. La Santa Messa delle 11 fu allietata dal “gentile concorso del Nicchiaiolo esimio baritono Elio Angelini”. I festeggiamenti si chiusero la sera con l’illuminazione del rione “eseguita dalla Ditta Malatesta” e, dalle 21 alle 24, con lo “scelto programma” di musiche eseguito dalla Società Filarmonica di Siena. Due premi, pari a 30 e 20 lire, vennero conferiti alle “due finestre giudicate meglio addobbate ed illuminate” del rione.

 

È stato questo il nostro primo museo, completamente ristrutturato negli anni Ottanta del secolo scorso e inaugurato nella veste attuale nel 1988.

Roberto Cresti