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Nobile Contrada del Nicchio

8 giugno 1683: il Nicchio vince un altro Palio straordinario

In un articolo precedente abbiamo raccontato che nel 1665 il Nicchio vinse un Palio straordinario messo in premio dalla Nobile Conversazione del Casino in occasione della visita a Siena del concittadino don Mario Chigi, fratello maggiore dell’allora papa Alessandro VII. Ebbene, meno di venti anni dopo la nostra Contrada riuscì a conquistare un’altra vittoria in una carriera di nuovo organizzata dal Casin dei Nobili l’8 giugno 1683, stavolta in onore del neo governatore di Siena Francesco Maria de’ Medici, fratello minore del granduca di Toscana Cosimo III, che aveva preso possesso della carica tre mesi prima, il quale vi assistette insieme alla granduchessa madre Vittoria della Rovere. Il premio era costituito da un drappellone di “lama incarnato”, ossia in tessuto laminato con fili di metallo prezioso (argento od oro) di tonalità rosa, e secondo l’elenco comunale a vincerlo sarebbe stato il Bruco con il fantino Monco. In realtà si tratta di un’attribuzione errata, perché ben due autori contemporanei, Girolamo Macchi e il padre domenicano Angiolo Maria Carapelli, hanno lasciato una particolareggiata descrizione di questa festa, soprattutto delle comparse e dei carri che precedettero la carriera, assegnando entrambi la vittoria al Nicchio. Il masgalano, una guantiera d’argento del valore di 20 scudi, fu invece conquistato dall’Onda. Oltre a queste due Contrade, allestirono la propria “invenzione” anche l’Oca, la Torre e la Selva, ma non è da escludere che altre abbiano almeno disputato il Palio. Nel carro preparato dal rione dei Pispini era stato montato “un Nicchio di Madre Perla” che si apriva e mostrava l’arme di casa Medici, “opera ingegnosa del Sig. Conte Orazio d’Elci”, protettore della Contrada.
La vittoria del 1683 trova conferma anche nel registro “Ricordi e Deliberazioni (1682-1706)” conservato nel nostro archivio, poiché proprio quell’anno i nicchiaioli cominciarono a lavorare al nuovo oratorio di San Gaetano. A tale scopo nel 1682 avevano acquistato un edificio posto sulla biforcazione tra via dei Pispini e dell’Oliviera, di proprietà dei padri del Carmine; o meglio di comprarlo materialmente e stipulare il relativo contratto si era incaricato il contradaiolo Matteo Leoncini in qualità di procuratore, come si desume dal verbale della prima assemblea trascritta nel registro in questione, che si tenne il 1° agosto 1683. In pratica Leoncini anticipò la somma necessaria all’acquisto dell’immobile, pari a 67 scudi, per conto della Contrada, che però riuscì a ripagare quasi tutto il debito nel giro di pochi mesi, cedendogli proprio il drappellone conquistato nel Palio straordinario dell’8 giugno di quello stesso anno, del valore di 60 scudi. I denari mancanti furono lasciati a titolo di contributo personale dal munifico contradaiolo, che aggiunse anche un ulteriore prestito di 25 piastre pur di “poter dar principio alla sopradetta fabbrica” di San Gaetano. E se ce ne fosse ancora bisogno, la nostra vittoria del 1683 viene annotata anche nel “Libro delle Memorie” del Valdimontone, dove all’anno 1685 si trova scritto che due anni prima i nicchiaioli non avevano donato alla compagnia di Santo Stefano il Palio “fatto correre dal Casino per la venuta della Serenissima Gran Duchessa Vittoria”, come avevano fatto in sei occasioni precedenti, decidendo di venderlo per poter ricavare un po’ del denaro necessario ad acquistare una “casa della Madonna del Forcone a Pispini per fabbricarvi una chiesa, come in effetto cel’hanno fabbricata”.

Roberto Cresti