Era un martedì sera, e dopo il cenino, mentre al bar la serata continuava tra parole e caffè, mi sono trovato a scambiare qualche chiacchiera con Mario Giustarini. Parlando del più e del meno siamo finiti anche in un argomento specifico: La Spannocchia. E non conoscendo bene le origini mi è venuto spontaneo chiedere come fosse nata questa pubblicazione.
Mario mi ha allora spiegato che la Spannocchia venne pubblicata per la prima volta nel 1974 e nacque dall’esigenza di dare un segno di vicinanza ai contradaioli attraverso un giornalino che raccontasse gli avvenimenti principali della nostra Contrada e del nostro Rione, mantenendo un saldo legame tra i contradaioli e la contrada stessa. Il giornalino si è evoluto sempre di più fino a diventare come è oggi.
Un aneddoto molto interessante sulla Spannocchia è che per ben 2 volte dalla sua creazione è successo che un gruppo di contradaioli abbia deciso di pubblicare un’alternativa critico-satirica del medesimo; queste pubblicazioni estemporanee furono “La Garzetta Dei Pispini”1984 e “Finimondo” 1996. Quest’ultima pubblicazione (molto satirica) fu lasciata davanti alla Pania il 28 il giugno da un gruppo di ragazzi che si sentivano poco coinvolti nella Spannocchia e più in generale nelle attività della Contrada, e si concentrò nel prendere in giro alcuni articoli pubblicati nel giornalino di Contrada e a cose successe durante l’anno che non erano “piaciute”.

Ma oltre alla pubblicazione in sé la mia curiosità riguardava soprattutto il nome. Perché “La Spannocchia”? Non abbiamo fonti storiche riguardanti ciò, mi ha detto Mario, ma solo voci.
Per spiegarmi la più accreditata sulle origini di questo nome siamo dovuti risalire alle origini del nostro rione che, agli inizi del 1900, si dice non fosse proprio un “quartiere modello”. era infatti soprannominato “Val di Merse”, cioè il luogo a sud-ovest di Siena che al tempo brulicava di banditi. Per questo motivo i Pispini erano spesso soggetti a ronde della polizia che spesso veniva qui per dare la caccia a questi banditi.
Qui arriviamo al nome “Spannocchia”. Come tutte le storie che hanno a che fare con briganti e brigantaggio, c’è spesso un’aura di mistero intorno a questa vicenda. Leggenda vuole, infatti, che un abitante del Rione (e contradaiolo del Nicchio) fosse soprannominato proprio così: Spannocchia. Pare che si trattasse di un brigante come ce n’erano molti, al tempo, in Toscana: essendo un fuorilegge, si racconta che in occasione delle ronde nei Pispini, lui fosse solito rifugiarsi proprio alla Spannocchia, località che si trova tra Rosia e Montarrenti, con un bellissimo castello e fitti boschi per nascondersi.
Insomma, il rifugio perfetto per un bandito. Trovare fonti certe su tutto questo è praticamente impossibile: tutto è frutto di leggende e racconti che si sono tramandati di generazione in generazione, alimentando ancor di più quell’aura di mistero attorno a personaggi del genere.
Parlare con Mario sulle origini della Spannocchi mi ha, di fatto, illuminato. Ho soprattutto compreso quanto questo aiuti a preservare un’identità contradaiola e come ogni piccola cosa, anche il nome del nostro giornalino, celi dietro sé una storia interessante e per molti aspetti sorprendente: una storia fatta di luoghi e protagonisti a noi più o meno familiari, ma tutti uniti da quel lungo filo rosso (o, meglio ancora, azzurro!) che tiene insieme e lega varie componenti della nostra identità.
Pietro Griccioli