
In enigmistica il cambio, o scambio, è un gioco basato sulla sostituzione di una lettera con il fine di modificare una parola in un’altra. Esistono tipologie di gioco (lo sanno bene i passionisti di cruciverba, indovinelli, sciarade, rebus e quant’altro) che prevedono cambi di lettera iniziale o finale, di consonante e, ciò che ci interessa nello specifico, di vocale.
Dato che molti di voi saranno già sul punto di scrollare e passare oltre, torniamo velocemente nella comfort zone contradaiola e paliesca di questo spazio, che non a caso si chiama La Fonte e non Wikipedia, meno che mai Settimana Enigmistica. Settimana Enigmistica alla quale però, forse, potrebbero essersi ispirati quei nicchiaioli che, a metà del secolo scorso (era il ‘47 e la rivista godeva da tempo di buona popolarità) componevano il numero unico celebrativo per la vittoria riportata sul Campo il 2 luglio (foto sotto).
Si celebra, ma si dissacra anche su quelle pagine. Perché, d’accordo, un Palio vinto comporta sempre e comunque dare ribalta ai protagonisti, ma tra il giorno di Provenzano e il 14 settembre del 1947 (data in cui viene dato alle stampe Nerbo Sciolto, stesso titolo del 1932) un’altra Carriera si è corsa il 16 agosto e quella Carriera ha prodotto turbolenze più forti, o perlomeno più recenti, dei cieli blu, pardon azzurri, ammirati a inizio estate. Non la facciamo troppo lunga, a pagina 8 del numero unico la caricatura, con naso aquilino e baffetto alla Amedeo Nazzari, del nostro fantino vittorioso Ciancone (per lui è la seconda delle nove vittorie conquistate in 40 Palii, una ogni quattro e poco più!) è accompagnata da una rima assai sibillina: “Questa è la feccia del nostro fantino, con un gran cuore pel dio quattrino”, si scrive, con aggiunta nota al testo (“accidenti al proto, volevamo dire faccia”: il proto, per completezza d’informazione, è il capotecnico che lavora in tipografia) che dà maggiore enfasi a quel termine, feccia, nel quale è insita l’avvenuta rottura tra il Nicchio e Beppe Gentili. Colpevole, quest’ultimo, del mancato bis nel Palio di agosto.
A Provenzano abbiamo speso un occhio della testa, lo dicono le cronache e i conti (per chi li ha visti), ma l’occasione di un cappotto non capita tutti i giorni e così i nostri mangini, una volta ricevuto dalla sorte Brillante (cavallino che rispecchia a pieno il nome col quale è stato battezzato), tirano per la borsetta la principessa-capitana. Ciancone però quei soldi vuol tenerli tutti per sé e la frittata è dietro l’angolo: al canape il Nicchio nicchia (cambio di vocale numero due, niente male), anche perché nessuno gli dà…credito, parte male e quando inizia a recuperare posizioni ci pensa la manovra di disturbo di Bazza, che corre nel Drago (e che quel Palio ce lo avrebbe raccontato in una serata amarcord alla Pania, era il 1997), a scrivere i titoli di coda sul mancato bis. Il Palio finisce in Salicotto, dove Ganascia evidentemente i conti li ha saputi fare meglio, mentre nel nostro rione i cappotti restano appesi dentro gli armadi, in odore di naftalina, e non ci riesce di scrivere la storia.
Per le strade in compenso è tutto un arrabbiarsi, un contestare, un cercare di “arrivare” il fantino di Manziana, passato da geloso a goloso (cambio di vocale numero tre: roba da guinness dei primati!) custode dei nostri soldi, oltre che delle nostre speranze. E diventa un tribunale dell’Inquisizione l’assemblea messa in piedi in quattro e quattr’otto, con il Gentili nascosto sotto il tavolo da capitano e mangini per evitargli guai peggiori, lo hanno raccontato spesso i ragazzi di quel tempo, anche in un gustoso VHS che la Contrada realizzerà anni dopo, sulla scia del trionfo del 1988.
Ferite alle quali lo scorrere del tempo fungerà da balsamo, come sempre accade. Fermo restando il fatto che il Gentili, nel Nicchio, non correrà più (anche perché da Monticello Amiata è sceso nei Pispini un certo Vittorino…) e che addosso, non solo nel Nicchio, gli rimarrà per sempre appiccicato quel soprannome, “Beppe er goloso”, che meglio di tanti altri ne esprimeva i vizi, oltre alle tante, indiscutibili virtù.
Matteo Tasso