Nobile Contrada del Nicchio

23 giugno 1534: la Balìa approva l’edificazione della fonte dei Pispini

Già dalla metà del Trecento gli abitanti del popolo dell’Abbadia Nuova chiedevano a gran voce che il rione venisse dotato di una fonte, che sarebbe stata di grande utilità non solo per gli usi quotidiani, ma anche per fronteggiare l’altissimo rischio di incendi provocato dalle molte fornaci di vasai e orciolai qui presenti. Le loro petizioni venivano sempre accolte dalle istituzioni comunali, ma per vari motivi non erano mai portate ad esecuzione. Così il 4 dicembre 1466 gli uomini del popolo tornarono a lamentarsi del “grande manchamento d’aqua” nel rione e del “grandissimo incomodo” di recarsi fino “al Ponte” per approvvigionarsene quotidianamente dalla fonte di San Maurizio, e ancor più per spegnere i frequenti “casi di fuocho”. Stavolta non solo furono ascoltati, ma videro anche attuate le loro richieste, tanto che intorno al 1470 la fonte, comprensiva del vicino lavatoio, era pienamente funzionante. Essa doveva sorgere nelle vicinanze di quella odierna ma non esattamente nello stesso punto, e si componeva di una vasca con al centro una colonna sormontata da una lupa dorata dalla quale fuoriusciva l’acqua. 

Gli abitanti del rione, però, non erano ancora soddisfatti, e il 23 giugno 1534 tre rappresentanti della “congregatione et contrada della Abbadia Nuova” furono ricevuti in audizione dalla Balìa, ossia dal governo allora in carica, dove dichiararono di voler realizzare una nuova fonte in sostituzione della precedente, che non rispondesse solo alle esigenze idriche del quartiere ma che potesse anche “ornare la dicta contrada” e la città tutta. A tale scopo presentarono il “disegno” di “un raro et bellissimo fonte”, per la cui realizzazione avevano stimato una spesa di 200 scudi “in circa”, somma elevata che con le “proprie forze”, che definirono “deboli”, non erano in grado di racimolare. Per questa ragione supplicavano la Balìa di concedere loro un “aiuto”, restituendogli le “preste vecchie della Abbadia Nuova di sotto et di sopra”, cioè i prestiti obbligatori che le due compagnie avevano versato al Comune in tempi passati. La petizione fu approvata e i lavori iniziarono subito. Non sappiamo con esattezza quando terminarono, poiché l’unica altra notizia risale al 2 agosto 1536, quando la Balìa nominò un “commissario” incaricato di far condurre delle pietre “pro fonte Abbatie Nove”. Certamente la nuova fontana, di vaga ispirazione peruzziana, costruita su un basamento esagonale in mattoni ricoperto di travertino, con elemento verticale tornito che sostiene due tazze circolari di dimensioni diverse, era già funzionante intorno al 1545. Lo statuto di quell’anno, infatti, puniva coloro che avessero recato danno al bottino che portava l’acqua dalla fonte del Ponte fino a quella dell’Abbadia Nuova.

Roberto Cresti