Nobile Contrada del Nicchio

L’orribilissima scossa: il 27 marzo di 227 anni fa

 

Alle tredici e dieci del 26 maggio 1798 Siena fu squassata da un “orribilissima” scossa di terremoto, come la definì un contemporaneo, senz’altro il sisma di maggior intensità mai avvertito dentro le mura cittadine, stimabile fra il grado 7,5 e 8,5 della Scala Mercalli (pari al grado 5,0-5,3 della Scala Richter), con epicentro individuabile a nord-est della città, non distante dalla basilica dell’Osservanza. Le scosse di assestamento furono perlomeno una quindicina, alcune anche piuttosto violente, avvertite fino al 2 giugno. Per fortuna il terremoto causò sì un comprensibile spavento, ma non rase al suolo interi quartieri, tant’è che gli edifici totalmente crollati furono pochissimi e i pur notevoli danni quasi tutti riparabili mediante consolidamenti o restauri. Anche il monumento “più a rischio”, la Torre del Mangia, non subì danneggiamenti, nonostante un testimone oculare, l’abate Ambrogio Soldani, abbia tramandato una memoria non proprio tranquillizzante della sua reazione alla scossa: “tutti quegli che essendo in Piazza vedevanla con sorpresa, e con orrore insieme, oscillare specialmente verso la cima, e pareva loro che dovesse spezzarsi, e cadere a terra”. Per questo motivo le vittime furono incredibilmente poche: le memorie coeve ne documentano appena tre, di cui due presso il Conservatorio femminile del Refugio, nel territorio della nostra Contrada, mentre un giovane convittore del Collegio Tolomei, ferito per il crollo della volta nella sua camerata, spirò qualche giorno dopo.

Tra gli edifici danneggiati va annoverato anche l’oratorio di San Gaetano Thiene, tant’è che tra il 1799 e il 1802 la Contrada fu costretta a reperire diversi fondi per eseguire le opere di restauro. Un modesto, ma certamente apprezzato contributo fu concesso dal contradaiolo Francesco Duranti, che il 1° luglio di quel 1798 elargì una lira dichiarando che fosse utilizzata “per il riattamento di nostra chiesa” colpita dalla “disgrazia del tremoto”. Poteva, comunque, andare molto peggio, considerata la sua magnitudo, tant’è che il 1° giugno, a pochi giorni di distanza, i nicchiaioli esposero il Santissimo sull’altare maggiore dell’oratorio “in ringraziamento al Signore Iddio della Grazia da Esso ricevuta il dì 26 maggio anno detto alle ore una e un quarto pomeridiane del tremoto mandatoci”. Il lavoro più delicato riguardò il restauro alle pitture della volta nel presbiterio, che venne eseguito da Giovanni Bartalucci, che tra l’altro qualche anno prima, nel 1786, aveva disegnato la nuova bandiera del Nicchio. Una volta effettuato, il 27 marzo 1799 questi venne pagato 40 lire per l’incarico, mentre il muratore Matteo Medici ricevette ben 210 lire per “diversi lavori fatti in nostra chiesa e nelle due case spettanti a detta chiesa”, come si legge in un registro del nostro archivio, verosimilmente la casa del custode e l’arsenale che dovevano ubicarsi in contiguità con l’oratorio come oggi. Ancora quattro anni dopo, il 18 agosto 1802, la Contrada dovette stanziare 38 lire, 18 soldi e 4 denari per far fronte ad altri lavori necessari a riparare i danni sofferti dall’oratorio a causa del sisma. Alla fine, quindi, la somma spesa dal Nicchio nelle varie opere necessarie fu pari a quasi 300 lire.

Roberto Cresti