Viviamo in un tempo in cui tutto deve essere detto, commentato, spesso anche giudicato. Nelle comunità succede lo stesso: le parole circolano veloci, le opinioni ancora di più. Poi ci sono le cose che si fanno davvero. Quelle restano più in silenzio, passano quasi inosservate. Un gesto, una competenza imparata, una responsabilità presa senza bisogno di metterla in piazza. Anche oggi potrebbe sembrare così: un corso che finisce, qualche attestato consegnato, niente che faccia rumore. E invece è proprio lì che si capisce chi siamo.
Ad esempio, ieri sera, si è concluso un corso di BLSD alla Pania (Basic Life Support and Defibrillation, cioè le manovre di primo soccorso per intervenire in caso di arresto cardiaco, incluso l’uso del defibrillatore) e molti contradaioli hanno ottenuto la certificazione. Nessuno lo vive come qualcosa da esibire, anzi: tutti speriamo di non dover mai usare quello che abbiamo imparato. Ma il valore sta esattamente qui. Nel tempo dedicato, nella disponibilità a esserci, nel senso di responsabilità verso gli altri. Sono queste le cose che tengono insieme una Contrada. Non fanno rumore, ma costruiscono. E vale la pena ricordarlo: le comunità vanno avanti grazie a chi si rimbocca le maniche, non grazie a chi alza la voce. Le parole possono riempire l’aria, ma raramente tengono in piedi qualcosa.
E forse lo capisci ancora meglio quando esci dal tuo contesto. Ero fuori per lavoro e, parlando d’altro, mi è scappato di raccontare del corso, del fatto che è gratuito e aperto a tutti, e che la Contrada ha anche installato un defibrillatore nei suoi locali. Le persone con cui ero si sono fermate, sorprese. Mi hanno fatto domande, come se fosse qualcosa di straordinario. E lì si vede la differenza: quello che per noi è normale, per altri non lo è affatto. Non è qualcosa che sentiamo il bisogno di rivendicare. È semplicemente il nostro modo di essere contradaioli. Ed è anche questo, senza proclami, che ci rende riconoscibili.
E allora, per una volta, facciamo un’eccezione. Non per metterci in mostra, ma per dare un volto a qualcosa che di solito resta dietro le quinte. Anche perché questa non è un’iniziativa nata ieri: dal 2016, anno dopo anno, ha formato tanti di noi, diventando parte concreta del nostro modo di prenderci cura della comunità. Perché il valore di quello che è stato fatto oggi merita di essere riconosciuto, non esibito. E riconoscere non è lo stesso che vantarsi.
Le foto che seguono servono a questo: a rendere visibile ciò che normalmente non si vede. A ricordarci che, dentro questa comunità, c’è chi sceglie di esserci davvero, senza farne un racconto continuo. Questa volta il silenzio si concede una piccola deroga. E forse è giusto così.
Valentina Biagini
Approfittiamo per ringraziare Siena Cuore Onlus, l’Associazione che ci supporta in questo progetto, e i suoi professionisti e istruttori che fanno del volontariato una missione per sensibilizzare e promuovere l’impiego dei defibrillatori. Se vuoi saperne di più li trovi qui: https://sienacuoreodv.it/




